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SUMMARY:Giorgio Zanchini e Giovanni De Luna
DESCRIPTION:Poche figure nel nostro Paese si sono misurate con i grandi snodi del Novecento italiano con il rigore e la passione di Giovanni De Luna. Dal fascismo alla Resistenza\, dalla fragilità della Repubblica sino agli anni del terrorismo\, De Luna ha non soltanto aperto filoni di ricerca ma anche molto riflettuto sul ruolo pubblico della storia e sull’eredità di quegli eventi e passaggi. Pochi dunque sono in grado come lui di rispondere alla domanda – ma anche alle altre domande che gli porrà Giorgio Zanchini – da cui parte il festival /contè.sto/: che cos’è la storia contemporanea? \nINGRESSO LIBERO \nTORNA AL SITO
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SUMMARY:Benedetta Tobagi
DESCRIPTION:La narrazione pubblica degli anni Settanta in Italia è ancora un campo di battaglia. In particolare\, la destra erede del Msi è sospesa tra l’attaccamento a una memoria “di parte”\, simile a un culto dei martiri\, che rinsalda il senso di appartenenza a una comunità perseguitata\, e il rifiuto a fare i conti con l’“album di famiglia” del terrorismo nero. Comprendere come e perché e questo accade è cruciale. A partire dal delicato snodo del biennio 1973-74\, la riflessione si sofferma\, da una parte\, su personaggi ed eventi che si muovono nella zona grigia tra Msi\, violenza politica e terrorismo nero; dall’altra\, sull’impatto pesante che ha avuto la “logica del nemico” e l’“empatia selettiva” della sinistra\, che ha portato a gravi ritardi nel riconoscere l’emergere di una violenza “rossa”\, al punto che le prime azioni armate di sinistra\, azioni violente come il rogo di Primavalle ai primi omicidi brigatisti furono ritenute vendette o provocazioni di destra\, sull’onda dello slogan “un compagno non può averlo fatto”. \nINGRESSO LIBERO \nTORNA AL SITO
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SUMMARY:Miguel Gotor
DESCRIPTION:Ci si soffermerà inizialmente sul significato dell’uso dell’espressione «anni di piombo»\, sulla nozione di «partito armato»\, sulla distinzione pratica e teorica intercorrente tra violenza politica e lotta armata e sull’ambiguità del concetto di terrorismo. \nSarà poi fornito un inquadramento generale della crisi economica\, sociale\, civile e politica dell’Italia tra il 1969 e il 1973 soffermandosi sulle cause che portarono una minoranza di giovani a scegliere la strada della lotta armata all’interno di una serie di sigle tra cui inizieranno a distinguersi le Brigate rosse che hanno origine all’interno dei fermenti terzomondisti\, movimentisti e operaisti del periodo. \nVerranno illustrate le profonde e articolate radici culturali alla base della lotta armata in Italia che non sono riconducibili soltanto alla tradizione marxista-leninista\, ma anche a quella di matrice cattolica e azionista. \nNella seconda parte dell’intervento saranno ricordati i primi omicidi politici selettivi non imputabili alle Brigate rosse (Floris\, 1971\, Calabresi\, 1972) per poi soffermarsi sulla storia delle Brigate rosse (dai primi rapimenti «mordi e fuggi» al sequestro del magistrato Mario Sossi nel 1974). Il 1976 costituisce un anno di svolta con un aumento dei militanti armati in seguito al definitivo scioglimento di Potere operaio e Lotta continua\, la nascita di Prima linea e la realizzazione dei primi omicidi intenzionali delle Br (il magistrato Coco e la sua scorta). Infine\, verranno affrontati per sommi capi il caso Moro che\, lungi dal rappresentare la crisi delle Brigate rosse\, in realtà consegnò a quell’organizzazione l’egemonia all’interno del «partito armato». \nUna terza parte dell’intervento sarà dedicata al triennio 1978-1981\, quello dell’apogeo e della crisi del fenomeno. In questa fase avverrà il numero maggiore di omicidi tra magistrati\, giornalisti\, avvocati\, professori\, dirigenti politici\, medici\, ma anche l’inizio di un contrasto più deciso da parte del governo. Le autorità\, grazie al pentitismo e alla dissociazione\, alle infiltrazioni e a una più decisa azione della magistratura (con l’operazione «7 aprile» 1979) riusciranno a disarticolare il «partito armato» e a sconfiggere le Brigate rosse che nel marzo 1982 annunceranno la loro «ritirata strategica». \nL’intervento terminerà con un bilancio dei costi politici\, civili e sociali di questa tragica esperienza. \nINGRESSO LIBERO \nTORNA AL SITO
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SUMMARY:Isabella Insolvibile
DESCRIPTION:Come finisce una guerra? Questo sarà l’intervento di Isabella Insolvibile. Finisce in modo diverso a seconda che uno stato e la sua nazione ne siano vincitori o vinti? Finisce in modo diverso per singoli e gruppi\, civili e militari\, adulti e bambini\, uomini e donne? E\, materialmente\, quando (e come) finisce: con una grande battaglia\, la resa del nemico\, la parata della vittoria\, oppure all’improvviso\, senza che chi la vive si accorga di quella conclusione? E cosa accade quando ciò avviene? \nCome finisce una guerra è una domanda che ne contiene un’altra: come inizia il dopoguerra? Come si declinano\, in quel contesto\, le multiformi e conflittuali necessità di giustizia\, vendetta\, perdono\, riconciliazione\, risarcimento\, riparazione\, ricostruzione\, ricordo\, memoria? \nAttraverso tre esempi e tre guerre – la prima guerra mondiale\, la seconda guerra mondiale\, la guerra di Bosnia ed Erzegovina – si tenterà di rispondere a queste domande o\, almeno\, a porle come quesiti in senso più ampio e collettivo. Ricordando\, in questo\, una frase di un noto generale della seconda guerra mondiale\, il neozelandese James Hargest\, che riteneva che “War is hard in its good-byes”. \nSi può\, dunque\, dire addio alla guerra? \nINGRESSO LIBERO \nTORNA AL SITO
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SUMMARY:Anna Foa
DESCRIPTION:Nei tempi lunghi della storia\, e nei diversi contesti\, le persecuzioni non iniziamo sempre nello stesso modo\, e non hanno sempre la stessa valenza e la stessa radicalità. Il che pone innanzitutto la domanda di cosa definire come persecuzione. Basta\, a definirla tale\, la perdita di alcuni diritti\, il passaggio ad uno statuto giuridico minoritario\, come per esempio nei confronti degli ebrei dopo l’inizio dell’Impero romano cristiano\, o possiamo definire come persecuzioni solo fatti di estrema gravità\, che comportano morte ed esecuzioni\, come nel Medioevo la caccia alle streghe o ai nostri giorni\, i genocidi del Novecento\, come quello degli armeni\, o la Shoah? E che dire oggi della pulizia etnica nei confronti dei palestinesi e della distruzione della striscia di Gaza? Le persecuzioni\, ricordiamolo\, riguardano sempre\, o almeno quasi sempre\, minoranze inserite nella maggioranza\, gruppi individuati come nemici all’interno della società\, non nemici esterni. Sono un processo interno\, nel Novecento portato avanti dai poteri statali.\n\n\nLe persecuzioni possono iniziare gradualmente\, come la Shoah\, in cui Hitler si prefisse a lungo lo scopo di sbarazzarsi degli ebrei attraverso l’emigrazione e solo nel 1941 passò alla “soluzione finale”. Ma tutte\, come la Shoah\, sono precedute da leggi che limitano i diritti della minoranza perseguitata\, da propaganda che la disumanizza. Soprattutto nei casi in cui la persecuzione porta allo sterminio\, questi passaggi sono indispensabili.\n\n\nCi concentreremo sulle leggi del 1938 in Italia e sul passaggio alla persecuzione delle vite degli ebrei nel 1943 e sulla persecuzione dei palestinesi nei territori occupati da Israele nel 1967\, non collegando i due casi come simili\, ma distinguendo le differenze e\, nel caso\, le somiglianze.\n\nINGRESSO LIBERO \nTORNA AL SITO
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SUMMARY:Uoldelul Chelati Dirar
DESCRIPTION:Spesso il colonialismo viene percepito prevalentemente come un fenomeno violento e che ha segnato profondamente il destino\, gli sviluppi futuri e le identità delle popolazioni che lo hanno subito. Nel caso italiano va anche aggiunto un forte ritardo nel dibattito pubblico su questo tema.\nInsieme cercheremo invece di capire le implicazioni sociali\, culturali ed economiche di lungo periodo del colonialismo. In particolare discuteremo quanto e in che modo l’esperienza coloniale abbia contribuiito a plasmare l’identità nazionale italiana oltre che il processo di costruzione dello stato contemporaneo nelle ex-colonie. \nINGRESSO LIBERO \nTORNA AL SITO
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SUMMARY:Giulia Albanese
DESCRIPTION:L’intervento intende riflettere sulla nascita di una dittatura a partire dall’esperienza storica della Marcia su Roma e del venire meno dello stato liberale in Italia nel primo dopoguerra\, come momento di riflessione sul come vengono meno le condizioni della democrazia. In particolare l’intervento si soffermerà sul modo in cui la transizione della democrazia alla dittatura possa essere poco visibile e definito\, e che proprio questa indeterminatezza possa essere un elemento di successo in favore dell’instaurazione di un regime autoritario. \nINGRESSO LIBERO \nTORNA AL SITO
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SUMMARY:Bruno Settis
DESCRIPTION:Cosa hanno avuto in mente gli uomini e le donne che hanno fatto le grandi rivoluzioni dell’età contemporanea? Sono stati guidati da un’idea di mutamento radicale – sociale\, politico\, culturale – o questa ha preso forma solo mano a mano? Che significato aveva per loro la parola “rivoluzione”\, e di quali nuovi significati volevano riempirla? Sono interrogativi che possono essere rivolti alla Francia del 1789 così come alla Russia del 1917 – ed è ciò che si cercherà di fare nell’incontro con Bruno Settis\, mostrando come ogni esperienza rivoluzionaria sia un intreccio complesso tra la memoria delle rivoluzioni del passato e le speranze e paure del futuro. \nINGRESSO LIBERO \nTORNA AL SITO
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SUMMARY:Alberto Mario Banti
DESCRIPTION:Diversamente da ciò che ogni leader nazionalista dice\, le nazioni non sono un dato di realtà\, ma un’invenzione concettuale. Durante l’incontro\, Alberto Mario Banti cercherà di spiegare quando l’idea di nazione è stata inventata come concetto politico\, chi l’ha inventata\, quali materiali simbolici sono stati impiegati e qual è l’eredità politica che ha lasciato. \nINGRESSO LIBERO \nTORNA AL SITO
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SUMMARY:Carlo Greppi dialoga con Alessandro Vanoli
DESCRIPTION:Lo studio e il racconto della storia contemporanea\, occupandosi dei secoli a noi più vicini\, ha dovuto tradizionalmente affrontare problemi di metodo non da poco; ma nell’epoca in cui viviamo\, in cui storia e memoria spesso si intrecciano fino a confondersi\, la storia sembra essersi appiattita sul presente e sulle ricorrenti polemiche che scatena. \nE allora\, nel tentativo di recuperarne il senso e la profondità\, ci dobbiamo chiedere: cosa è rilevante del nostro passato di esseri umani? \nÈ possibile studiarlo in termini oggettivi? Quale deve essere la distanza temporale perché un evento possa entrare nelle pagine dei libri di storia o perché sia raccontato in occasioni come questa? Ma insomma\, la storia può essere contemporanea? \nTORNA AL SITO
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